... ANSIA ...

Dal sintomo alla patologia: mille modi di vivere l'ansia ... ovvero l'ansia di vivere. Di fronte alla necessità di giustificare qualsiasi fenomeno della vita umana, sia fisico che psichico, nella speranza di poter interpretare e dare un senso a ciò che si osserva,

ansia: dal sintomo alla patologiaè molto facile pensare alla parola ansia. L’ansia è ubiquitaria, incide in modo rilevante sul benessere delle persone, ed è frequente motivo di richiesta di una consulenza medica e/o specialistica.
Tale pervasività, che nel passato ha dato luogo ad un numero infinito di certificazioni per stato d’ansia, ansia reattiva o nevrosi d’ansia, ha nel tempo fatto perdere consistenza al fenomeno, proprio per la notevole diffusione del problema, tant’è che solo di recente si è recuperato il disturbo d’ansia generalizzato come categoria a se stante e di riferimento per il disturbo d’ansia propriamente detto.
L’ansia patologica dunque esiste, ha una propria autonomia, e gioca un ruolo determinante nel contesto clinico come fattore causale, di sovrapposizione, reattivo o connaturato rispetto a molte patologie, sia di natura fisica che psichica.
Nel primo caso l’ansia agisce da fattore slatentizzante o favorente ed esprime una particolare vulnerabilità del soggetto rispetto agli eventi della vita.
E’ il caso di un quadro ansioso più o meno persistente, che insorge spesso in giovane età, fortemente ancorato alle caratteristiche di personalità del soggetto che si presenta fragile, dipendente, “caratterialmente ansioso”, emotivamente labile.
In questi casi il persistere dell’ansia favorisce lo sviluppo di disturbi fisici funzionali, di attacchi di panico, di altri disturbi dello spettro ansioso-depressivo, con una progressiva strutturazione della sintomatologia, laddove non si interviene con idoneo trattamento, in un quadro sintomatologico complesso e difficile da gestire.
In molti casi, l’ansia primitiva giustifica la predisposizione di alcuni soggetti allo sviluppo di condotte disfunzionali come il tabagismo, l’alcolismo, l’abuso di analgesici, il gioco d’azzardo o l’irritabilità e l’aggressività gratuita.
L’ansia come fattore di sovrapposizione (comorbidità) o come fenomeno reattivo è osservabile in molti contesti clinici; tipica è l’insorgenza di un disturbo d’ansia in un soggetto affetto da ipertiroidismo o da depressione, e l’ansia che insorge come reazione psicologica nel post-infarto o in seguito ad un evento della vita, sia esso negativo o positivo.
Infine, le molteplici manifestazioni cliniche dell’ansia possono risultare connaturate ad altri disturbi, come sintomi appartenenti al corteo sintomatologico di una condizione clinica ben definita; è il caso dei disturbi del sonno che possono essere tipici di un quadro depressivo, di una insufficienza cardiaca o di qualsiasi altra condizione medica o psichiatrica.
Tale complessità fenomenica dell’ansia sembra quindi scoraggiare anche il medico, che tende oggi a sottostimare il problema e a non comprenderne il reale significato e la sofferenza umana che ne deriva con gravi conseguenze sulla qualità della vita dei soggetti.
Per tali motivi l’ansia, come manifestazione clinica di un profondo disagio psicologico, o come crisi di stabilità dell’Io, va identificata e trattata, indipendentemente dal contesto in cui viene a trovarsi.
Dal punto di vista clinico il soggetto può inizialmente presentare sintomi fisici legati alla tensione (ad esempio mal di testa, palpitazioni) o insonnia o presentare molteplici sintomi di ansia o tensione:
• tensione psichica (preoccupazione, sensazione di tensione o di nervosismo, scarsa concentrazione)
• tensione fisica (irrequietezza, mal di testa, tremori, incapacità a rilassarsi)
• iperattività vegetativa (capogiri, sudorazione, tachicardia o palpitazioni, bocca secca, dolori gastrici).
La sintomatologia può esordire in qualsiasi momento della vita, spesso in età giovanile, o in coincidenza con eventi stressanti, sia negativi che positivi, ma anche in condizioni di “apparente benessere” o in assenza di problemi (…non ho nessun motivo di preoccupazione, non mi manca niente… non riesco a capire perché sono ansiosa…).
Può avere un andamento fluttuante, ma tendenzialmente tende a persistere per molti mesi, e a cronicizzare soprattutto laddove non viene instaurato un idoneo trattamento.
L’ansia di per sé esprime incertezza, paura immotivata, terrore per il futuro con la penosa sensazione di perdere il controllo della realtà, della vita, della gestione del quotidiano; è un fenomeno multidimensionale in quanto viene coinvolto l’intero organismo, nei suoi aspetti psichici e somatici, fino a compromettere, a volte in modo drammatico, la funzionalità globale dell’individuo.
L’esperienza ansiosa richiama sempre sentimenti di impotenza, di profonda debolezza, di smarrimento, richiamando l’idea della debolezza dell’Io e della sua capacità di assumere un atteggiamento assertivo e positivo nei confronti della vita.
A volte può essere difficile cogliere la soglia del patologico.
I problemi della vita e le difficoltà con cui ognuno li affronta sono, in condizioni ordinarie, motivo di ansia e preoccupazione, l’ansia stessa è l’elemento vitale che sollecita e incuriosisce l’individuo, e lo mette in guardia da pericoli e minacce alla propria incolumità.
Non esiste infatti una soglia assoluta, da elemento vitale e fisiologico (ansia non patologica) l’ansia diventa, per motivi non sempre conosciuti, patologia; i confini possono essere sfumati, difficili da identificare, soprattutto oggi che la soglia di vulnerabilità è bassa, sollecitati dai tanti e sempre più pressanti e stressanti ritmi della vita.
Il problema numero uno è quello di saper cogliere il nucleo essenziale del fenomeno e rilevarne la significatività clinica:
• presenza di notevole tensione, preoccupazione e sentimenti di apprensione per eventi e problemi quotidiani
• ansia e preoccupazione eccessive a riguardo di una quantità di eventi o di attività (come prestazioni lavorative o scolastiche).
L’intensità del fenomeno (notevole o eccessiva) deve essere valutata sul campo, nell’ambulatorio medico o specialistico, e può essere tanto più accurata quanto più il medico conosce il paziente, il contesto storico di appartenenza, le sue caratteristiche di personalità, la sua funzionalità individuale, familiare, sociale e lavorativa; ciò consente di valutare con sufficiente certezza, quando e quanto i sintomi presenti abbiano un reale significato clinico e richiedono uno specifico trattamento.
Uno dei criteri aggiuntivi alla diagnosi è senza dubbio quello della funzionalità globale; riuscire a comprendere il grado di interferenza della sintomatologia con il funzionamento del soggetto aiuta a formulare con maggiore precisione una diagnosi clinica; è essenziale per la diagnosi stessa che i sintomi siano causa di “disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti”.
Un cambiamento notevole rispetto alla funzionalità precedente (assenteismo inusuale al lavoro, tendenza a procrastinare gli impegni e le responsabilità, insolita frequenza incidenti domestici, lavorativi o automobilistici…) o l’assunzione di comportamenti inusuali rispetto al passato, come un marcato aumento del fumo di sigaretta e/o di alcolici, appaiono elementi di particolare rilevanza clinica, significativi anche ai fini terapeutici.
Le manifestazioni cliniche dell’ansia appaiono quindi significative, frequenti e piuttosto devastanti sul piano della personalità.
Non possono essere trascurate e, come in ogni altro settore della medicina, vale la regola che impone il riconoscimento precoce dei sintomi, ed il loro tempestivo trattamento.
Chiedere aiuto sin dall’inizio ad uno specialista non è segno di debolezza, ma è importante perché un trattamento adeguato è spesso risolutivo.
“In genere siamo capaci di camminare con i nostri piedi”, diceva Erich Fromm, ci sono dei momenti nella vita in cui abbiamo bisogno di aiuto (delle “stampelle”); questo non vuol dire essere fragili o che dobbiamo sentirci in colpa.
Un momento di crisi, una particolare condizione di ansia, può anche essere l’occasione per riscoprire se stessi e riorganizzare la propria vita, può essere l’occasione per iniziare a vivere un po’ meglio:
Mai come quando si è ansiosi, addolorati, sofferenti, si usa tanto il termine speranza (…). L’uomo dell’ansia, l’uomo della paura non esiste più: diventa l’uomo della speranza. Intuisci la novità, il segreto, la ricchezza che sta dietro ad ogni facciata e cerchi la porta per entrare. L’esperienza della sofferenza attraverso cui è passato, lo ha fatto certo che nella sofferenza non si muore, ma si nasce a una vita nuova; non può più arrestarsi di fronte alla sofferenza propria o altrui come se fosse definitiva o insormontabile (Boris Luban-Plozza, 1984).
L’ansia è propensione alla vita, è espressione stessa della vita. Essere capaci di gestire la propria un’ansia è un’arte, un’arte da apprendere!

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Legenda:
Per rispondere al test è sufficiente contrassegnare la risposta che meglio rispecchia
il proprio stato d’animo attuale senza pensarci troppo.
• Raramente = più no che sì
• Spesso =  a metà tra si e no
• Quasi sempre = praticamente si
Sommando il risultato delle diverse risposte si ottiene il punteggio dell’ansia.
Più ci si avvicina al punteggio massimo (= 16), più si è ansiosi.
Il valore soglia, oltre il quale l’ansia diventa fastidiosa, è 11.

*da Pellegrino F, Non esiste la pillola della felicità? Positive Press, Verona, 1998
*da Pellegrino F, Non esiste la pillola della felicità? Positive Press, Verona, 1998

 

 

Per approfondire:
Pellegrino F, L’ansia e la depressione in medicina generale, Giornale Italiano del Medico di famiglia, 2, 2001
Pellegrino F, Dalla nosografia alla pratica clinica: approccio integrato alla distimia, Atti del XVI Convegno Nazionale della SIMP,     Parma, 1998
Pellegrino F, Stress Negativo, stress positivo, Positive Press, Verona, 2000
Pellegrino F, Essere o non essere leader, Positive Press, Verona, 2002
Pellegrino F, Valorizzare le risorse umane, Mediserve, Milano-Firenze-Napoli, 2007
Pellegrino F. Non esiste la pillola della felicità?, Positive Press, Verona, 1998

 

 

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