L’ ANSIA È DONNA

e può rendere la vita molto difficile.
Eccesso di preoccupazioni, paura, tendenza a evitare situazioni che possono generare turbamento. A volte, basta il pensiero di preparare una semplice cena per amici o ciò che si dovrà affrontare uscendo di casa a far scattare il disturbo d’ansia, uno dei problemi di salute mentale più diffusi al mondo. Secondo un vasto studio pubblicato sulla rivista Brain and Behavior

L'ansia è donnal’ansia ha il volto di donna. Colpisce qualcosa come due donne per ogni uomo e angustia la vita, spesso in modo prepotente.
La ricerca, un’analisi approfondita di tantissimi dati accumulati sull’argomento dalla comunità scientifica mondiale, è stata condotta in Gran Bretagna, all’Istituto di Salute Pubblica dell’Università di Cambridge.
“I disturbi d’ansia – afferma l’autrice del lavoro, Olivia Remes – possono rendere la vita estremamente difficile ad alcune persone. È importante che i servizi sanitari si attivino per comprendere quanto comuni siano questi disturbi e quali i gruppi di popolazione più a rischio, in modo da intervenire il prima possibile”.
Remes ha rivisto i dati di centinaia di studi e concluso che, mediamente, soffrono di disturbi d’ansia 4 individui su 100, il doppio le donne rispetto agli uomini. È emerso, ma si sapeva già, che lo stato d’ansia aumenta in modo prepotente in presenza di malattie croniche, creando problemi su problemi.
Secondo Remes, le donne sono più suscettibili all’ansia rispetto agli uomini come risultato di differenze nella chimica del cervello e di fluttuazioni ormonali, ma le differenze di genere potrebbero anche essere in parte spiegate con il diverso modo che donne e uomini hanno di reagire allo stress.
“L’ansia – spiega Ferdinando Pellegrino, psichiatra della Asl di Salerno – è “un moto vitale dell’animo” che ci consente di mantenere un sistema di allerta, sia riguardo ai pericoli che alle opportunità, rispetto all’ambiente circostante”.
“Ad esempio – continua Pellegrino – se qualcosa mi fa paura lo evito, se devo affrontare un esame vado in ansia per paura di non superarlo e quindi studio; se vado in un luogo che non conosco posso sentirmi a disagio; se mio figlio deve andare in gita mi preoccupo”.
Esiste quindi un livello base di ansia (fisiologica) che consente di essere ‘in allerta’. È come avere un sensore che vigila su ciò che accade. Ma allorché diventa patologica, l’ansia si configura come pervasiva, soffocante, paralizzante. Tutto diventa un pericolo, anche i piccoli problemi della vita quotidiana. Tutto incute terrore, tutto ci spaventa.
“I principali sintomi – osserva lo psichiatra – sono preoccupazione pervasiva per il futuro, difficoltà o incapacità a gestire tale preoccupazione, insonnia, facile distraibilità, palpitazioni, mal di testa, disturbi gastrointestinali, paura di impazzire, difficoltà di concentrazione, astenia, difficoltà a gestire il quotidiano, irritabilità. Sono tutti espressione di uno stato di allarme abnorme iperarousal psicofisiologico. È come se l’organismo stesse in una condizione di allerta persistente”.
A ciò si associano incapacità a rilassarsi, condotte di evitamento (per paura che possa succedere qualcosa), stato di demoralizzazione, ma anche sintomi comportamentali quali fumare o mangiare di più, calo del desiderio sessuale.
Gli uomini manifestano gli stati d’ansia in modo diverso dalle donne,quali rabbia, impulsività, irritabilità. Inoltre, nei maschi il disturbo è sottodiagnosticato. Mentre le donne più facilmente si rivolgono al medico, l’uomo tende a nascondere le proprie ansie e paure.

Gestire l’ansia
Per lo psichiatra Ferdinando Pellegrino, è bene che la diagnosi di ansia venga fatta da un clinico, da uno specialista, in quanto alcune patologie fisiche – ad esempio le disfunzioni tiroidee – possono manifestarsi con sintomi ansiosi. Il disturbo va diagnosticato e trattato in tempo, perché l’ansia tende a cronicizzare, a favorire l’insorgenza di quadri depressivi, di disturbi psicosomatici, l’abuso di alcolici o di analgesici (che vengono assunti allo scopo di trovare un sollievo dall’ansia), ma anche di sostanze medicamentose come le “benzodiazepine".

La cura
Le cure possono essere farmacologiche e psicologiche. I farmaci più utilizzati sono, appunto, le benzodiazepine, ma attenzione, rileva Pellegrino, vanno utilizzate nei casi di maggiore gravità e solo per 2-3 settimane. Si utilizzano anche gli antidepressivi (nel corso degli anni questi farmaci hanno dimostrato una buona efficacia anche nel trattamento dei disturbi ansiosi).
La terapia con antidepressivi si protrae mediamente per otto-nove mesi. Deve essere fatta con un solo farmaco, utilizzato al dosaggio corretto e per il periodo di tempo necessario alla remissione del quadro clinico. La psicoterapia è efficace e può essere attuata sia da sola che in associazione alla terapia farmacologica.
“Non esiste – conclude Pellegrino – un indirizzo terapeutico migliore di un altro. Sarà lo specialista a decidere caso per caso”.

 

Paola Mariano - AZ SALUTE. Mensile di Informazione Biomedica e Sanitaria - Giugno 2016
Ferdinando Pellegrino -  Psichiatra, Psicoterapeuta

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