Comunicare con se stessi per comunicare con gli altri
L’intelligenza fallisce quando è incapace di ADATTARSI alla realtà, di capire ciò che succede, di trovare una soluzione a un problema affettivo/sociale/politico.
Chi non sa comunicare cade sistematicamente in errore / / insegue obiettivi folli, si ostina, non coglie le opportunità.

alexitimiaI fallimenti comunicativi:

•    con se stessi
Il linguaggio come strumento interiore della relazione con se stessi. Dalla difficoltà a codificare le proprie emozioni all’introspezione ossessiva. Senza il dialogo interiore, la nostra soggettività rimane inarticolata, impastata, confusa.

•    con gli altri
assenza comunicazione
rabbia repressa e controtransfert
conflittualità
mancanza di empatia
• 

•    ad ogni livello

Paradossalmente nell’era della comunicazione è proprio la dimensione personale che appare più in difficoltà, compromettendo ogni apertura verso l’altro, ogni relazione. Si pensava, fino a qualche anno fa, che l’alexitimia fosse un concetto da confinare a condizioni patologiche ben definite, al campo della psicosomatica, alla tossicodipendenza, al gioco d’azzardo.
Oggi si ritiene che l’alexitimia sia una caratteristica presente in molte persone, quasi una costante di personalità, favorita dall’incalzare di uno stile di vita disfunzionale in cui l’uomo rischia di perdere la capacità di entrare in rapporto con se stesso e con gli altri.
Il termine Alexitimia è stato introdotto da P.E. Sifneos nel 1972 in seguito ad osservazioni condotte su pazienti affetti da disturbi psicosomatici.
Alexitimia vuol dire "mancanza di parole nell'esprimere le emozioni"; l'impasse corrisponde all'impossibilità dei pazienti di esprimere i loro problemi e i loro fantasmi. I loro corpi diventano il solo mezzo per proiettare fuori dalla propria sfera psichica ciò che li tormenta. Essi tendono a descrivere volentieri, e in modo stereotipato, ciò che sentono nel proprio corpo, ma restano strettamente legati a queste realtà e nascondono i sentimenti dietro questa facciata somatica.
La mancanza di fiducia e di speranza di questi malati e la sofferenza che ne deriva corrispondono al pensiero operativo descritto dalla scuola parigina di P. Marty e M. De M'Uzan: tutto il loro interesse sembra indirizzarsi alla sola realtà concreta e il loro esame sul piano psicoanalitico mostra una povertà di vita fantasmatica accanto all'incapacità di trovare parole appropriate per descrivere i propri sentimenti.
Questa prospettiva dà un senso nuovo al concetto di alexitimia, vista non più come fattore individuale ma legato ad una relazione emozionale.
Se è vero che è "impossibile non comunicare", anche il silenzio assume il valore di messaggio emotivo interpersonale; accanto al silenzio il sintomo e tutto ciò che non è verbale, come gesti e comportamenti (linguaggio meta-verbale), può essere comunicazione di gioia e felicità, ma anche di disagio e sofferenza, come più volte si osserva nella pratica clinica.
La presenza di tratti alexitemici rende particolarmente difficile qualsiasi relazione: con se stessi, con gli altri, ad ogni livello.
L’alexitemico, privo dunque di quelle risonanze affettive nei confronti degli eventi della vita, è un soggetto a rischio il cui impatto con alcuni aspetti della nostra società sembra dare spazio a nuovi ed inesplorati percorsi psicopatologi

 

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Per approfondire:
Pellegrino F, Psicosomatica, Mediserve, Milano-Firene-Napoli, 2004
Pellegrino F, Personalità e autoefficacia, Spinger, Milano, 2010