SCUOLA E BURN-OUT

La gestione dello stress lavorativo nelle scuole. L’introduzione nella Scuola di modificazioni culturali e legislative sta rivoluzionando l’intero assetto organizzativo che comporta per il docente l’assunzione di un atteggiamento innovativonei confrontidel proprio operato,

scuola e stress lavorativo in ragione della necessità di raggiungere una migliore efficienza in rapporto alle risorse disponibili.
Oggi viene richiesta flessibilità, competenza e maggiore professionalità, quali esiti di una formazione alla professione più globale, che comprende aspetti tecnici e psicologici.
• Gli aspetti tecnici implicano l’acquisizione ottimale – e la relativa padronanza professionale (autoefficacia percepita) - dei contenuti propri della specifica area di appartenenza, con necessità di aggiornamento continuo.
• Gli aspetti psicologici implicano invece uno sforzo notevole sul piano personale e relazionale. Per le helping professions (le professioni d’aiuto, come l’insegnamento) le abilità personali contano infatti non meno di quelle tecnico-professionali in quanto il rapporto con se stessi e con gli alunni rappresenta un importante parametro su cui ruota l’identità professionale. Questi aspetti puntano principalmente su qualità personali come l’iniziativa e l’empatia, la capacità di adattarsi, la consapevolezza emotiva, la fiducia in se stessi, l’autocontrollo, la capacità di gestire il lavoro e le relazioni in modo creativo ed efficiente.
L’importanza di questa premessa è ancora maggiore se si considera l’interesse attuale per fenomeni come il burn-out direttamente correlati a condizioni di distress lavorativo con conseguenze negative che possono essere causa di:
• errori professionali
• difficoltà nel rapporto con gli alunni, con minore empatia e sensibilità
• tensione, ansia e depressione a livello personale.
Queste conseguenze si riflettono negativamente ed inevitabilmente sulla efficacia della Scuola e comportano una complessiva riduzione della qualità delle prestazioni.
La sindrome del Burn-out può essere concepita come una sorte di transazione: se non riusciamo a dare risposte esaustive a quanto ci viene chiesto ci difendiamo, facciamo una transazione con noi stessi, cerchiamo in ogni caso, con grosse difficoltà e cercando di non compromettere eccessivamente la performance, di reggere rispetto alla realtà quotidiana ed alle responsabilità che abbiamo.
Si può quindi iniziare a definire il burn-out come il risultato di una inadeguata gestione dello stress lavorativo, come un processo inefficace di adattamento ad uno stress individuale eccessivo, una condizione di disadattamento, nata da un processo transazionale che rappresenta una soluzione di accomodamento o di compromesso, una transazione con la propria coscienza di fronte a situazioni di lavoro non altrimenti gestibili.
Si tratta cioè di un processo nel quale un professionista precedentemente impegnato, si disimpegna dal proprio lavoro in risposta allo stress e alla tensione sperimentati sul lavoro e caratterizzato da esaurimento emotivo, depersonalizzazione, ridotta realizzazione personale; una sindrome in cui si ha una progressiva perdita di idealismo, di energia, di obiettivi, una perdita di  motivazioni e di aspettative ad essere bravi nel fare del bene, uno stato di affaticamento o frustrazione nato dalla devozione a una causa.
In questo senso il burn-out può essere discusso in termini di delusione, fatica, disillusione, disperazione e impotenza causati dal contrasto tra il sincero desiderio di aiutare gli altri e i limiti e le richieste strutturali dei servizi sociali, ed è considerato come l’ultimo passo di una progressione di tentativi senza successo per far fronte ad una serie di condizioni negative o stressanti.
Per tali motivi la gestione delle risorse umane nella Scuola, come in qualsiasi Azienda, deve mirare a promuovere il benessere psicofisico dell’operatore per garantire un ambiente di lavoro gratificante e al tempo stesso stimolante.
Il passaggio dall’amministrazione del personale alla gestione delle Risorse Umane è probabilmente da ricercarsi allora nel riconoscimento che si può modificare la qualità del servizio solo affrontando il tema della variabile culturale.
In alcune indagini condotte dalla Sezione Salernitana della Società Italiana di Medicina Psicosomatica e dall’Unità Operativa di Salute Mentale di Pompei su un campione di 503 docenti operanti nelle scuole elementari e nelle scuole medie inferiori e superiori della provincia di Napoli e Salerno è emerso che gli insegnanti:
A. Giudicano la propria professione:
• utile (51.6%)
• faticosa (38.3%)
• creativa (42.7%)
• gratificante (29.8%).
B. Si ritengono:
• completamente soddisfatti (12,2%)
• abbastanza soddisfatti (77.7%).
Nonostante la buona predisposizione verso la propria professione, gli insegnanti ammettono tuttavia che l'attività didattica possa essere fonte di stress; molti, pur conservando un giudizio positivo, vivono in prima persona gli effetti negativi legati allo stress professionale e riconoscono che tale stress può ripercuotersi negativamente sul proprio ambiente familiare e sulla propria vita privata.
Sul totale del campione il 14,2 % afferma di non avere nessun disturbo, mentre dei restanti il 54,8%  lamenta:
• ansia e tensione emotiva (52.8%)
• stanchezza continua (21.7%)
• irritabilità (20.6%)
• disturbi fisici (15.7%)
• scoraggiamento e indifferenza (11.9%)
• conflittualità familiare e relazionale (10.3%).
Sono dati che invitano a focalizzare l’attenzione sulla complessità del problema nel tentativo di fornire elementi utili per la comprensione e la gestione dello stress lavorativo; l’operatore deve sentirsi gratificato e deve saper gestire l’impatto emotivo tipico delle helping professions.
Lo stress lavorativo, che limita il rendimento ed ostacola lo sviluppo professionale, è ubiquitario, interessa tutte le professioni, dalle più semplici a quelle più complesse ed è di ostacolo alla espressività delle potenzialità dell’operatore.
Da qui la necessità di realizzare adeguati programmi di prevenzione dello stress lavorativo attraverso strategie ben precise mirate alla formazione degli operatori e all’organizzazione del lavoro e ad una sempre migliore e più qualificata gestione delle risorse umane.
Il punto di partenza rimane la conoscenza delle regole del gioco, delle regole che rendono possibile la funzionalità di qualsiasi organizzazione e della applicazione di queste regole nel concreto della realtà quotidiana.
Tuttavia, a fronte delle difficoltà organizzative e gestionali della Scuola, può essere significativo un prioritario impegno personale di crescita culturale per raggiungere un buon grado di competenza definita come “un aspetto personale o un insieme di abitudini che conduce a prestazioni lavorative e professionali più efficaci o comunque superiori” e caratterizzata da consapevolezza di sé, padronanza di sé, acquisizione di profonda spinta motivazionale e capacità di empatia.
Tali capacità, che possono essere apprese e rinforzate progressivamente nel tempo, contribuiscono a meglio gestire se stessi e le problematiche della pratica professionale.
Si tratta in ogni caso di cogliere sin d’ora l’importanza di un percorso formativo – sviluppo professionale continuo - che dura tutta la vita, che si estende a più aree di interesse scientifico e che utilizza strategie specifiche di apprendimento.
In questo modo è possibile trasformare lo stress da negativo a positivo, da patologia a fattore di promozione del benessere, da disagio a motivo di rinnovamento ed occasione di crescita.
Lo stress positivo racchiude la capacità di risolvere i problemi senza perdere tempo in inutili vittimismi, il mantenimento delle aspettative lavorative ad un livello realistico e la capacità di risolvere le situazioni conflittuali intuendo e sviluppando solo le opportunità migliori.
La gestione dello stress lavorativo nella scuola che cambia rappresenta quindi un’opportunità da non perdere.


Bibliografia
Acanfora L Come logora insegnare, Edizioni Magi, Roma, 2002
Pellegrino F, Lo stress lavorativo nella scuola che cambia, in Acanfora L, Come logora insegnare, Edizioni magi, Roma, 2002.
Pellegrino F, La sindrome del burn-out, Centro Scientifico Editore, Torino, 2000. Nuova edizione 2009.
Pellegrino F, Stress negativo, stress positivo, Positive Press, Verona, 2000
Pellegrino F, Essere o non essere leader, Positive Press, Verona, 2002.
Pellegrino F, Stress, sindrome da burn-out, mobbing: patologie emergenti nel nuovo millennio, Relazione al convegno Evidence Based Medicine nei disturbi dello spettro ansioso-depressivo, Lisbona (Portogallo), luglio 2002
Pellegrino F, Oltre lo stress, burn-out o logorio professionale? Centro Scientifico Editore, Torino 2006