ROTTURA LEGAMI AFFETTIVI

Nelle relazioni umane, strutturate in famiglie o amici o team lavorativi, esiste un livello di “sopportazione”, superato il quale subentra la crisi, con la rottura dei legami: anni di condivisione, esperienze vissute, difficoltà superate, gioie da raccontare… tutto svanisce e si ricomincia, oppure tutto svanisce e rimane l’illusione e la sofferenza. In realtà buona parte della sofferenza psichica è legata ai legami affettivi.

rottura dei legami affettivi E’ vero le ambizioni lavorative disilluse possono causare sofferenza, gli obbiettivi non raggiunti possono essere fonte di delusione, ed ancora altro.
Ma la sofferenza derivante dalla rottura dei legami affettivi è penetrante e difficile da gestire.
Qualsiasi sistema ha un suo punto di equilibrio.
Nel vivere le relazioni c’è una misura di reciproca sopportazione; inizialmente l’incontro con l’altro – che sia un amico, una compagna o un collega – è fonte di curiosità, di entusiasmo, di gratificazione.
L’entusiasmo nasce dal voler sapere, dal voler scoprire, dal voler stringere un legame, una comunione, dal voler condividere emozioni belle ed intense. Poi subentrano altre dinamiche, la gelosia, il peso della responsabilità reciproca, o anche l’invidia, la competizione.
Ma anche le pretese, legate al possesso.
Le pretese del rispetto, della comprensione, del voler a tutti i costi che l’altro si comporti in un certo modo. Subentra l’egoismo, o il voler credere che l’altro debba per forza condividere le nostre ansie o aspirazioni, o le delusioni.
L’altro diventa specchio del nostro Io.
In questo dinamismo la comprensione reciproca – la compassione – ci aiuta a modulare le nostre istanze, a sopportare, ad avere pazienza, a credere che l’altro cambierà, ma come, a nostro specchio?
E così nel tempo le incomprensioni diventano più pressanti, le liti ancora di più, ma anche la noia dello stare insieme, accanto alla rabbia di non tollerare – sopportare – più l’altro. Ma c’è anche bisogno di più pazienza, di molta pazienza.
Il mondo inizia ad essere vissuto come insopportabile.
Accanto alla difficoltà di gestire le incomprensioni, con il tempo le difese – la pazienza – diminuiscono.
E si sopporta sempre di meno.
Tutto ciò può andare avanti per anni, per tanti anni, per tutta la vita, se i margini di rottura sono alti, se la pazienza è tanta, se la responsabilità è vissuta con pienezza.
Ma, quando il sistema si rompe?
Quando si raggiunge il limite massimo di sopportazione, vissuto come tale, non oggettivo.
Si arriva così alla rottura e con la rottura la fine dei legami, la fine di una storia, di un progetto condiviso, di un’esperienza.
Di fronte alla rottura i destini delle persone si dividono, e ognuno va alla ricerca di strade nuove, di opportunità migliore.
Ma c’è anche chi rinuncia a tutto, e vive cristallizzato in un legame non più esistente, perché frantumato.
Come in tutte le storie il finale è a sorpresa, può essere un disastro, soprattutto se siamo fragili e vulnerabili, o indifesi, ma anche un’opportunità per nuovi legami, se si è concreti e protesi al futuro.
Non bisogna avere paura di essere soli.
La rottura dei legami può essere vissuta come un fallimento, come la fine di ogni possibilità di rinascita.
In questo occorre imparare a ritrovare se stessi, proprio nella solitudine.
Ma prima di rompere i legami occorre riflettere. Fermarsi un attimo e capire se vi sono margini di trattativa, se si è disposti o meno ad avere ancora pazienza, e per quanto tempo.
Pazienza.
Molti sistemi si rompono proprio perché la pazienza ha un limite.
Ma più che pazienza direi che il limite è dato dalle incomprensioni, dalle pretese, dalla difficoltà di modulare la compassione, il compatire l’altro o gli altri.
Difficile. Questo si.
Impossibile. Non so.
Di certo la rottura può essere un bene se apre a nuovi orizzonti o esperienze; un danno se nell’immaginario soggettivo è vissuta come la fine di un sogno, come la fine di tutti i sogni della vita.

 

 

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